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Un nuovo studio del dottor Chun Chao alla Kaiser Permanente di Pasadena in California ha infatti messo in evidenza gli effetti benefici del vino rosso, in quanto protegge dai rischi del cancro ai polmoni, soprattutto tra i fumatori e gli ex fumatori. La ricerca ha rilevato che il consumo di almeno un bicchiere di vino rosso al giorno riduce fino al 60 percento le possibilità di contrarre il tumore ai polmoni sia nei fumatori abituali, sia in quanti lo sono stati. Chao e i suoi colleghi hanno seguito 84.170 pazienti tra i 45 e i 69 anni dal 2000 al 2006 per scoprire eventuali relazioni tra il consumo di alcol e lo sviluppo di patologie cancerose ai polmoni.
E i dati sono sorprendenti: ogni bicchiere di vino rosso consumato in un mese riduce anche del 2 percento il rischio di contrarre il cancro tra i fumatori, percentuale che arriva al 4 tra i fumatori accaniti. Il risultato ha tenuto conto anche di numerose variabili tra cui il sesso, il peso e l’estrazione sociale dei pazienti. Gli stessi ‘principi attivi’ del vino rosso non sono invece contenuti nel vino bianco, nella birra o negli altri alcolici. Fondamentale deterrente nei confronti del cancro ai polmoni, secondo gli studiosi, risulterebbero dunque il resveratrolo e alcuni antiossidanti contenuti nell’uva rossa. Tra le altre fondamentali proprietà benefiche per la salute la protezione da patologie cardiovascolari e la riduzione dell’accumulo di grassi nelle arterie.
Vi racconto dell’amore, un sentimento antico come il mondo ma ancora così intrinseco di mistero.
Spesso involontariamente pensiamo a questo sentimento come all’amore tra due persone, ma è un sentimento così vasto che possiamo parlare di amore per la patria, amore per la propria terra, amore per la natura, amore per la musica e ancora tanto altro, un elenco interminabile.
Io invece vorrei spendere qualche parola per un amore che fa parte di noi stessi dalla nascita, un amore dato per scontato a cui diamo per questo poca importanza, e si chiama amor proprio.
Sembra banale ma non lo è, ci sono molte persone che non si amano per diversi motivi infelicità, solitudine…
L’amor proprio è il rispetto di se stessi, è un valore speciale, amare sia il proprio corpo sia la propria mente.
Nessun uomo è così solo da non amare se stesso, come affermò anche Maurice Zeudel, teologo svizzero, che sintetizzò il suo pensiero con questa frase “se non abbiamo una certa fede in noi stessi la vita sarebbe impossibile”.
Come fare per amarsi?
Bisogna essere attivi coltivando la scrittura, la lettura, la conoscenza è una virtù decantata dai più antichi filosofi della storia, come Socrate.
Importante è anche esternare le proprie emozioni, piangere, ridere senza tenersi tutto dentro, circondandosi di persone positive.
Questa è una lettera a cuore aperto che ho scritto per una persona a me molto cara……….amate prima voi stessi per poi poter amare gli altri.
“Solo Dio può guarirci dal nostro amor proprio, perché solo Lui può soddisfarlo. Lo fa esistere in un rapporto unico tra Lui e noi”.
Il nove settembre scorso, al confine con Sudan e Libia, diciannove turisti sono stati rapiti: oltre a cinque italiani, due uomini e tre donne di Torino e provincia, anche cinque turisti tedeschi, una romena e otto egiziani che li accompagnavano, fra guide, personale di sicurezza e autisti.
I cinque escursionisti italiani sono un gruppo di amici, tutti appassionati di deserto: Giovanna Quaglia, 52 anni, Lorella Paganelli, 49 anni, Mirella De Giuli, 70 anni, Michele Parrera, 71 anni e Walter Barotto, 68 anni.
Sulla base di quanto riportato da fonti di sicurezza egiziane, i turisti sono stati avvistati per l’ultima volta domenica ad Assuan, ma le versioni sono molto contraddittorie. Secondo alcune fonti, il rapimento sarebbe avvenuto già venerdì e il fratello di Lorella Paganelli avrebbe detto, infatti, al rigurado, a Repubblica.tv di aver parlato con la sorella per l’ultima volta giovedì. Poi il silenzio.
Poco dopo il rapimento, gli ostaggi sono stati portati in Sudan dai loro rapitori, nella regione del Jebel Aounat, un complesso montuoso a cavallo tra Egitto, Sudan e Libia. Giovedì scorso, secondo Khartoum, gli ostaggi erano però stati trasportati in automobile in territorio libico e, adesso, sarebbero ritornati in Sudan.
L’ultima notizia, infatti, arriva da un alto responsabile di Khartoum, Ali Youssouf, direttore del protocollo al Ministero degli Esteri del Sudan, il quale ha affermato che i rapitori dei cinque cittadini italiani sequestrati hanno trasferito nuovamente gli ostaggi dalla Libia al Sudan e sembra siano diretti “verso la frontiera egiziana”. Ha dichiarato: “I servizi di sicurezza hanno scoperto che i rapitori sono ritornati con i loro ostaggi in territorio sudanese”. Ha poi proseguito asserendo, “gli ostaggi stanno tutti bene ed hanno viveri e acqua in sufficienza”. Continuano perciò le trattative per ottenere dai banditi la liberazione degli ostaggi, poiché sono insistenti le voci che danno per certa la richiesta di un riscatto di parecchi milioni di dollari.
La disavventura è iniziata in uno fra i più suggestivi angoli nascosti dell’Egitto meridionale: sull’altipiano di Gilf el Kebir, paradiso remoto (lontano dalle mete più battute dai turisti) per chiunque sia un vero appassionato di deserto e di archeologia.
Il luogo del rapimento si trova, infatti, in una delle zone più belle, ma anche più impervie dell’Egitto meridionale, nei pressi di Karkur Thal, porta d’ingresso per il plateau del Gebel Uwainat, nella provincia meridionale di Wadi al Gadid. In questo territorio, tra gole e pareti a strapiombo, si trovano splendide testimonianze dell’era neolitica e numerose pitture rupestri, come la “cava dei nuotatori” a Wadi Sir, resa famosa, tra l’altro, dall’indimenticabile film “Il paziente inglese” di Anthony Minghella.
Una zona affascinante, ma anche pericolosa, “crocevia di traffici di contrabbando, migranti, profughi dal Darfur”.
Sul versante libico, le autorità hanno bloccato di recente il turismo nella zona di Djebel Awaynat, che confina proprio con quella di Gilf el Kebir. A gennaio scorso, nella stessa zona, un altro gruppo di turisti venne attaccato e rapinato. Il sequestro, dunque, è l’ennesimo episodio di una vera e propria offensiva contro il turismo, che negli ultimi anni ha provocato, purtroppo, svariate vittime; soprattutto nel Sinai. Nell’aprile del 2006 in un attentato a Dahab morirono ben 23 turisti e diverse decine rimasero feriti. E le bombe hanno colpito anche Taba e Sharm el Sheik (dove morirono, tra gli altri, due giovani sorelle italiane).
Dopo gli ultimi minacciosi messaggi di Al Qaeda, dunque, torna la paura di avventurarsi in zone che, solo pochi anni fa, erano considerate del tutto sicure.
Un’avventurosa escursione si è trasformata in un vero incubo. E il mistero s’infittisce.
Buone notizie per chi è sempre corretto con i pagamenti condominiali: da ora in poi non rischia più nulla se c’è qualcuno che fa il furbo e non paga. In caso di morosità nei confronti di fornitori, infatti, da ora in poi rischia il pignoramento e dovrà pagare tutte le eventuali spese aggiuntive chi non ha voluto versare le sue quote condominiali. Gli altri condomini, invece, saranno al riparo da qualunque sgradevole conseguenza. Lo ha stabilito al Cassazione a Sezioni unite con la sentenza 9148 del marzo scorso, nella quale si stabilisce la responsabilità dei singoli condomini per le obbligazioni assunte dal condominio verso terzi per non ha natura solidale. Un principio che ribalta decisioni precedenti, ma che ora diventa definitivo perché le sentenze emesse a Sezioni Unite non possono più essere rimesse in discussione.
Mia più conseguenze per tutti - Prima di questa sentenza era prevalente l’indicazione del principio della responsabilità “solidale” in condominio - una sorta di “tutti per uno, uno per tutti”- principio in base al quale se anche uno solo dei proprietari si rifiutava di pagare il dovuto, in caso di morosità nei confronti dei fornitori o di ditte che avevano eseguito lavori, i creditori potevano rivalersi su tutto il condominio, fino ad arrivare a chiedere al giudice di pignorare un qualunque appartamento per ottenere il pagamento del dovuto. Ora, invece, questo non è più possibile e chi è in regola non può più essere chiamato a rispondere delle mancanze altrui.
La nuova legge sulle intercettazioni negli Usa, approvata in breve tempo e senza clamori, senza Grilli, senza le follie della Guzzanti (Benedetta legge 180), ma principalmente senza un personaggio inutile come A.Di Pietro, è stata varata senza clamori.
Le nuove norme allargano così le possibilità di «ascoltare» le conversazioni telefoniche degli americani sia all’interno dei confini nazionali che fuori riducendo tra l’altro il ruolo della corte speciale. Il testo rivede le regole fissate sin dal 1978 dopo il Watergate. I poteri del governo in tema di intercettazioni sono stati potenziati, consentendo intercettazioni su cittadini non americani per un arco di sette giorni, anche senza autorizzazione del tribunale in casi estrema necessità e nel nome della sicurezza nazionale. Più facile intercettare, quindi. Ma mai, mai e poi mai, un’intercettazione negli Stati Uniti verrebbe fuori. Mai una che non sia attinente a un grave fatto, non certamente ai gusti personali, femminili o maschili di un personaggio dell’Amministrazione. Anche questa è la differenza. Forse la più grande. È la civiltà, l’idea che lo Stato può anche controllarti, ma non va a raccontare i fatti tuoi ovunque.
Nessuno scandalo se il Csm si esprime con un parere sul dl “blocca processi”, ma è pure chiaro che al Consiglio superiore della Magistratura non spetta una sorta di “vaglio di costituzionalità”. Il suo parere non può interferire in alcun modo con i lavori del Parlamento che è sovrano e farà ciò che vorrà. La lettera a Mancino. Giorgio Napolitano scrive al suo vice per sciogliere le polemiche dei giorni scorsi ed esprimere la sua piena comprensione per il disagio manifestato da Mancino dinanzi alla fuga di notizie: “Il suo severo richiamo di tale regola è da me fortemente condiviso”.
“Distinzione dei ruoli e rispetto reciproco”. Nella speranza di raffreddare i toni e scongiurare un conflitto istituzionale, il Presidente ha aggiunto: “Confido che non si dia adito a confusioni e quindi a facili polemiche in proposito. La distinzione dei ruoli e il rispetto reciproco, il senso del limite e un costante sforzo di leale cooperazione, sono condizioni essenziali”.
Apprezzamento da Senato e Camera. Parole che sono state accolte con favore dai vertici di Camera e Senato. In un comunicato congiunto, Gianfranco Fini e Renato Schifani hanno mostrato apprezzamento per la lettera di Napolitano: “Con l’equilibrio che unanimemente gli è riconosciuto - precisano entrambi i presidenti delle due Camere ricevuti ieri al Quirinale - Napolitano è riuscito a fare chiarezza sui limiti entro i quali, nel rispetto della Costituzione, il Csm può esprimere pareri circa i provvedimenti all’esame delle Assemblee legislative”.
Mancino: “Non siamo una terza Camera”. Si è detto concorde con le parole del Presidente della Repubblica anche Nicola Mancino che in apertura del plenum straordinario, ha detto: Il Csm “non è e non vuole essere una terza Camera”, ma rivendica il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura “il diritto di essere ciò che siamo e ciò che il legislatore ci impone di essere. Abbiamo ben presenti i confini e la portata delle nostre competenze: non siamo un organo istituito per decidere la legittimità costituzionale delle leggi, e chi denuncia questo sconfinamento in realtà espone ad un grave rischio il Csm”.
PESCARA - Venti milioni di euro di fondi pubblici spariti nel nulla. Forse anche di più. Sottratti da un ente di formazione professionale, che avrebbe dovuto aiutare i giovani ad inserirsi nel mercato del lavoro, e che invece ha sperperato fondi. Ora, lo Ial-Cisl Abruzzo e Molise, è in liquidazione, travolto da un’inchiesta giudiziaria per una montagna di euro della Ue, finita prima nelle casse dell’ente del sindacato e poi scomparsa.
Gli stessi vertici nazionali della Cisl ammettono che quegli ammanchi di bilancio “non trovano giustificazioni” e presentano “gravi responsabilità”, come conferma l’amministratore delegato dello Ial nazionale, Graziano Treré. Quando le Fiamme Gialle di Pescara, pochi mesi fa, hanno sequestrato i documenti contabili, hanno scoperto che i soldi della formazione professionale erano stati utilizzati per acquistare auto di lusso (Mercedes), finanziare campagne elettorali, comperare beni per uso personale (come mobili per arredare la casa di alcuni dirigenti).
E tra le carte è spuntato anche un finanziamento al Palermo Calcio (periodo 2000-2002), quando alla presidenza c’era l’ex segretario nazionale della Cisl, Sergio D’Antoni. Una circostanza, quest’ultima, che gli inquirenti comunque stanno ancora verificando.
Spulciando poi negli istituti di credito, sono stati individuati anche tre conti correnti. Uno ufficiale, in cui confluivano i finanziamenti, e altri utilizzati per far uscire somme sotto varie forme.
Il crac ha avuto inizio con la protesta dei docenti e dipendenti, senza stipendio da mesi. Poi, i vertici nazionali hanno proceduto al commissariamento, avviato un’indagine interna e presentato un esposto alla procura in via cautelativa. Ma l’inchiesta giudiziaria era già partita in base alle denunce di corsisti e docenti. Ora, con la chiusura definitiva e la dichiarazione dello stato di insolvenza, sono scattati anche 50 licenziamenti. Non solo: oltre mille e seicento giovani attendono compensi e rimborsi. E chissà quanto ancora dovranno aspettare.
La ricetta per essere felici? Avere un buon lavoro, essere soddisfatti sentimentalmente e… votare a destra. Non è propaganda politica, ma il risultato di un’indagine condotta negli Stati Uniti da Jaime Napier e John Jost della New York University che mostra come - a prescindere da reddito, legami sentimentali e fede religiosa - le persone con idee conservatrici e politicamente orientate a destra si autodefiniscano più serene rispetto a chi sostiene idee di stampo liberale e progressista. Secondo l’indagine il maggiore benessere psicologico delle prime dipenderebbe dalla loro innata tendenza a giustificare le iniquità economiche e le differenze di classe sociale come il prodotto di una società meritocratica che premia chi lavora e si impegna di più. Al contrario i progressisti, sprovvisti degli strumenti di “razionalizzazione ideologica” che gettano una luce positiva (o comunque neutra) sulle differenze di classe, vivrebbero le ingiustizie sociali che li riguardano solamente come una fonte di insoddisfazione. Insomma, poveri e frustrati…
ECO - Coldiretti: Dal grano al pane un aumento del 1100 per cento
Roma, 24 giu (Velino) - “Nel passaggio da grano a pane il prezzo aumenta quasi del 1100 per cento con un chilo di pane che viene venduto in media a 2,8 euro rispetto ai 0,24 euro del grano”. E’ quanto emerge da un’analisi della Coldiretti sulla base del servizio Sms consumatori del ministero delle Politiche agricole svolta in occasione della presentazione della Relazione annuale dell’Antitrust da parte del presidente Antonio Catricalà che ha denunciato cartelli ”particolarmente odiosi quando riguardano beni essenziali come il pane”.
Infatti, tenuto conto della resa del grano in farina e dell’aggiunta dell’acqua per produrre il pane, si può considerare che ci vuole un chilo di grano per produrre un chilo di pane. Il prezzo del grano è andato costantemente diminuendo negli ultimi venti anni mentre, a differenza, il pane è sempre aumentato “e dunque - secondo la Coldiretti - la crescita dei prezzi del grano dell’ultimo anno non può quindi essere considerata un alibi per aumenti consistenti del pane”. Peraltro il prezzo del grano al Chicago Board of Trade è oggi tornato sugli stessi valori di inizio 2008 mentre non si è verificata nessuna riduzione del prezzo del pane.
A fronte dell’aumento del prezzo del pane, che secondo l’Istat è stato a maggio dell11,3 per cento, “si è verificato - continua la Coldiretti - un calo dei consumi record per il pane (- 5,5 per cento)”. Secondo la Coldiretti nella forbice dei prezzi tra produzione e consumo c’è sufficiente margine per garantire adeguata remunerazione agli agricoltori e non incidere pesantemente sui bilanci delle famiglie.
Ci scrive il Dott.Sauro Claudio, che a proposito del delitto Cogne fa la seguente ipotesi:
Quando la Franzoni è tornata a casa ha trovato Samuele già con un imponente edema cerebrale, tanto che il cervello fuoriusciva dalle fessure delle ferite 3 e 7
Un edema cerebrale così ingente ha bisogno di almeno un ora per svilupparsi.
Lo converma il fatto che lo stesso anatomo patologo Viglino, se all’inizio aveva ipotizzato le percosse intorno alle ore otto, più tardi confiderà alla giornalista Ilaria Cavo che è più probabile che le percosse siano state date poco dopo l’uscita della guardia medica, cioè alle 6,30 quando entrambi i coniugi erano presenti.
Del resto io stesso come medico ho avuto la conferma consultando traumatologi di grande esperienza, che un edema cerebrale non può svilupparsi in un lasso di tempo di 15-20 minuti per sole percosse sul frontale.
Pertanto con ogni probabilità era presente anche il padre.
La Franzoni non ha mai potuto accusarlo perchè plagiata dal marito e forse minacciata.