Forse ha ragione chi dice che, in Italia, di giornalismo vero non se ne vede più. Forse hanno ragione tutti quelli che protestano contro una classe della carta stampata ormai più portavoce di chi comanda che mente critica e analitica della realtà. In ogni ambito, il potere di chi gestisce i media si riflette sulla qualità dell’informazione, travisando fatti e vendendo false verità a chi è in grado di vedere solo con gli occhi dell’Opinione Pubblica.
Ultimo caso eclatante è stato certamente il trattamento dell’evento calcistico Napoli – Juventus del 27 ottobre scorso. All’indomani della vittoria dei padroni di casa per 3-1, tv e giornali, incitati da dirigenti e tesserati della squadra ospite, hanno avviato una campagna di demonizzazione della compagine partenopea, una vera e propria gogna mediatica. Per la cronaca, la vittoria era avvenuta con due rigori dubbi assegnati dall’arbitro nella ripresa, quando il risultato era ancora di parità.
Ciò che sorprende non è l’arroganza di gente appartenente ad un club che, per i suoi trascorsi poco etici nella gestione del rapporto con la classe arbitrale, ha umiliato il calcio italiano in Europa e nel resto del mondo, evitando sanzioni più severe solo per la sua storia e le aderenze politiche ed economiche della sua classe dirigenziale. Non sorprende neanche il fatto che i rotocalchi sportivi delle maggiori tv nazionali (Mediaset e Rai) ed internazionali (Sky) abbiamo difeso a spada tratta la tesi dei sedicenti derubati juventini, senza concedere alla controparte una valida possibilità di replica – in Italia non è raro che i processi mediatici si svolgano unilateralmente. E ancora meno allibisce che tutta questa campagna abbia portato alla squalifica, per prova televisiva, dell’attaccante Zalayeta, dai più additato come nuova promessa del trapezio circense.
Il fatto che ha lasciato maggiormente allibiti è che all’indomani delle sentenze e condanne contro la squadra vincitrice del match – condite da sarcastici commenti e parallelismi con gli atleti della vasca – alla luce di immagini che, montate e descritte ad arte, non davano spazio ad alcun dubbio in merito, una piccola tv locale, Canale 34, autrice di un programma sportivo imperniato sulla squadra Calcio Napoli, ha mostrato immagini che, a onor del vero, scagionavano l’attaccante partenopeo, dimostrando limpidamente che almeno uno dei due rigori era netto. Il fatto ha sconvolto l’enorme castello di bugie costruito dai media in due giorni, facendolo scricchiolare dalle fondamenta. Il giudice sportivo è tornato sui suoi passi, dimostrando di aver agito più per accontentare le masse che per mettere salomonicamente fine ad un fatto che, ancora oggi, ha i suoi strascichi. Non sorprende, a questo punto, che negli anni dell’Inquisizione, i giudici condannassero improbabili streghe sulla base di prove indiziarie, perlopiù fornite da bigotti che “dicevano di aver visto”.
Viene spontanea una domanda: è possibile che Mediaset e Sky, le due emittenti che gestiscono le dirette delle partite casalinghe della SSC Napoli, non siano state in grado di trovare le stesse immagini che una tv locale, Canale34, ha fornito il lunedì sera stesso come controprova? Chi è dotato di buonsenso, certamente avrà riso della cosa. E’ come se, dopo i sopralluoghi della CIA, dell’Fbi e della Scientifica con le loro attrezzature ultramoderne, l’omicidio viene risolto dallo sceriffo della contea con il confronto delle impronte digitali sull’arma del delitto.
Resta da chiedersi se è ancora possibile accettare tutto questo, se, nell’anno 2007, bruciare le streghe rappresenti ancora pratica comune e modo migliore di risolvere ogni disputa. E se è razionale accettare biecamente un’informazione monca e faziosa.
Pier Paolo Pasolini ha scritto:
“Non vi è dubbio che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte su cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l'anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e d'informazione, non solo l'ha scalfita, ma l'ha lacerata, violata, bruttata per sempre.”
La sua fu forse un’oscura profezia, avveratasi oggi con precisione superiore a quella del calendario Maya. L’informazione ha bisogno di essere critica, di commentare e vedere la realtà in trasparenza, senza alcun filtro di sorta. L’anima del popolo italiano è scalfita. E, forse, per qualcuno è meglio così.
Giuseppe Branca
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