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Qualche settimana fa leggevo, sul Foglio di Ferrara, un’intervista fatta al governatore della Campania Bassolino riguardante il suo punto di vista sulla situazione della politica locale e nazionale relativamente alla posizione assunta, o da assumere, dal Partito Democratico nel futuro prossimo. Siamo rimasti colpiti dalla fredda e lucida logica venuta fuori da questa intervista, che ci fa rivalutare parzialmente il nodoso e, per certi versi, ingarbugliato modo di gestire la cosa pubblica che ne ha caratterizzato il lungo percorso.
Bassolino ha scelto di non candidarsi e di prendersi una lunga pausa di riflessione. “Tra una cosa e un’altra, tra gli anni passati al comune e quelli passati alla regione, alla fine di questa campagna elettorale, saranno quasi 6 mila i giorni da me trascorsi al comando delle principali istituzioni della Campania, e avendo in fondo governato persino più di Silvio Berlusconi per il momento con la politica istituzionale io ho chiuso. Nonostante in molti mi abbiano a lungo descritto come se fossi una specie di diavolo a quattro teste, ecco, io sono orgoglioso di quello che ho fatto in questi anni ma sono anche consapevole che sia giunto il momento di pensare ad altro. Dunque niente regione, niente candidature e niente di niente. E non mi venite a dire che l’anno prossimo proverò a fare il sindaco di Napoli. Perché ve lo dico già da ora: non sarà così, e potete scommetterci”. A proposito del dopo Pd, Bassolino a detto che “bisogna ragionare su qualcosa di diverso che possa dare uno sbocco a un percorso finora molto tormentato. In questo senso, è ovviamente vitale avere dentro il Pd forze del mondo cattolico, ma nel progetto democratico, secondo me, dovrebbe ricomparire il prima possibile uno dei vecchi sogni di Enrico Berlinguer: un sogno che si nascondeva dietro la rocciosa definizione di ‘alternativa democratica’, un sogno messo in pratica in Europa solo da François Mitterrand e un sogno che prevedeva una lenta ricongiunzione tra forze comuniste e socialiste. Prima di ogni altra cosa, io credo che il Pd di Bersani dovrebbe pensare proprio a questo”. Per quanto riguarda le influenze esterne di alcune realtà che ne possono condizionare la vita, forse riferendosi alle ingerenze del giornale Repubblica, il governatore dice che “sulla vita di ogni partito ci possono essere diverse influenze, e sì, quella di Repubblica è certamente una di queste. Detto ciò, però, il segretario deve stare soprattutto attento a evitare che dal nostro vocabolario scompaiano concetti chiave senza cui il Pd non avrebbe senso: le primarie e la vecchia vocazione maggioritaria. Tradotto significa che il modo migliore per creare un percorso alternativo al centrodestra è quello di ragionare sullo schema di due grandi partiti che si fronteggiano. Sarebbe invece un errore pensare di dirottare il Pd su un sentiero proporzionale, ma purtroppo so che c’è chi sta lavorando per questo”.
Per quanto riguarda il governo ed in particolare sull’attuale capo dell’esecutivo, Bassolino chiude con una sorta di apologia del Cavaliere. “Si parla spesso di conflitto d’interessi, dell’opportunità o meno che un imprenditore faccia politica e di molto altro. Ma io credo che un giorno gli storici ricorderanno Berlusconi soprattutto per uno dei suoi grandi meriti: essere stato il fondatore del bipolarismo italiano e aver semplificato, in meglio, il sistema politico del paese. Che ci piaccia o no, il presidente del Consiglio è uno dei cardini del sistema democratico e dell’alternanza dell’Italia, e questo, anche nel nostro partito, dobbiamo iniziare a mettercelo in testa”.
Vincenzo Branca
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