Sette anni di reclusione. E' questa la condanna che l'ex Governatore della Sicilia, Salvatore Cuffaro, laureato in medicina e chirurgia, ha ascoltato il 23 gennaio scorso davanti la terza sezione della Corte d'appello di Palermo, nel giorno della celebrazione di Sant' Enrico Suso Von Berg, un frate domenicano tedesco del '300, dopo ben 25 ore di camera di consiglio.
Cuffaro, che ha iniziato la sua carriera politica come consigliere di Raffaldi, divenendo Presidente della regione Sicilia il 17 luglio 2001 e di nuovo il 26 gennaio 2008, viene iscritto, insieme ad altri, nel registro degli indagati già nel corso della sua prima presidenza, con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, nell'ambito dell'inchiesta sui rapporti fra il clan Brancaccio ed esponenti della politica locale.
Attraverso il collega medico Domenico Miceli, il magnate della sanità privata di Palermo, Michele Aiello, anch'egli medico, e l'allora maresciallo dei Crabinieri del Ros, poi eletto deputato regionale, Antonio Borzacchelli, l'ex presidente della Sicilia aveva messo al corrente il boss Giuseppe Guttadauro, collega medico di Miceli all'ospedale civico di Palermo, di alcune notizie di carattere riservato sulle indagini in corso che li vedeva coinvolti.
Favoreggiamento a Cosa Nostra e rivelazioni di segreti d'ufficio i capi d'accusa, per i quali il Procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone chiede 8 anni il 15 ottobre 2007 nel processo di primo grado alle talpe della Dda di Palermo, che si conclude con una condanna a 5 anni per favoreggiamento semplice, sentenza emessa il 18 gennaio 2002, e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Viene respinta, invece, l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, e questo diviene motivo di festa per Cuffaro, che pensa bene di celebrare con un vassoio di cannoli, sicuro di aver evitato un ulteriore imbarazzo.
Ma, come si suol dire, “ogni nodo giunge al pettine”, e altre rivelazioni risalgono a galla nell'ottobre scorso da parte del pentito Gaspare Romano, che accusa l'ex governatore della Sicilia di aver preso parte ad un pranzo con i mafiosi Emanuele Brusca e Santino di Matteo, quest'ultimo uno degli assassini di Falcone, e gli giunge perciò un nuovo avviso di conclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.
Secondo gli inquirenti Cuffaro è stato sostenuto elettoralmente da Cosa Nostra sin dall'inizio della sua entrata in politica, messo lì a disposizione delle cosche. Viene quindi confermata l'accusa, nel processo d'Appello iniziato il 15 maggio 2009, di aver agevolato Cosa Nostra, e il 23 gennaio scorso gli viene inasprita la pena da 5 a 7 anni.
“Non sono un mafioso” ha dichiarato “Don Totò” ai giornalisti presenti in aula, “ma accetto la sentenza con serenità, dedicandomi d'ora in poi solo alla mia famiglia”.
Si conclude così per ora, in attesa della cassazione, un caso scabroso, uno scandalo in un mondo dove non si scandalizza più nessuno, dove i nuovi boss, un tempo prosaici, sono oggi medici, politici, capi di polizia, insomma, quelle figure sociali che per prime dovrebbero vivere in una morale idilliaca, e che sono sempre più spesso protagonisti “innocenti” di sconcezze di ogni genere.
Una vergogna, per una delle isole più belle del nostro paese, che ha filoni veramente dovunque, come fossero davvero i viscidi tentacoli di una “piovra”.
Debellarla, un'utopia.
Susanna Pochet
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