Una scelta della donna, dal primo passo sino all’ultimo. Questo, in sintesi, quel che per ora emerge dall’ennesimo polverone di polemiche con al centro sempre lei, la pillola più nota nel panorama farmaceutico, la Ru486.
Già, perché questa volta il casus nasce in Piemonte, dove il direttore generale dell’azienda Oirm Sant’Anna Regina Margherita di Torino, Walter Arossa, si allinea ufficialmente alla posizione approvata dall’Aifa in merito all’utilizzo della pillola “dello scandalo”: somministrazione in ambiente ospedaliero, ma nessun obbligo di ricovero. Si deve somministrare in ospedale, si devono assicurare condizioni di ricovero, ma si può tranquillamente optare per un rapido day hospital. “Mettiamo da parte ogni posizione ideologica su questo delicato tema” – spiega il direttore – “e non essendo arrivate linee guida del ministero che prevedano indicazioni diverse, non ci resta che adeguarci alle direttive dell’Aifa”.
Pronta, ovviamente, la risposta dal ministero della Salute, dove Fazio ha annunciato un prossimo intervento del Consiglio Superiore di Sanità “la prima cosa che chiederò” – spiega Fazio – “sarà una valutazione della situazione attuale con controllo sulla disomogeneità a livello regionale. Così potremo capire se e come stilare linee guida a livello nazionale, secondo scienza e coscienza”. Alla voce di Fazio, fa poi eco quella di Sacconi (ministro del Welfare) intento a rassicurare sulle ulteriori direttive con cui il governo regolarizzerà la procedura di somministrazione del farmaco “anche se l’Agenzia del farmaco è stata chiara ed ha indicato la necessità di un pieno e continuo controllo ospedaliero, il Governo ritiene che l’aborto farmaceutico debba svolgersi in condizioni d ricovero ospedaliero, al fine di preservare la salute della donna ed essere coerente con la legge 194”.
E Sacconi non è nuovo a dichiarazioni sull’argomento. Già a Dicembre si era scontrato con l’Agenzia italiana del farmaco per la poca chiarezza nella delibera sul farmaco.
Davanti ad un quadro normativo del genere rimane piuttosto coerente la posizione della Regione Piemonte, che nelle parole di Eleonora Artesio (assessore regionale alla sanità) si proietta in una sorta di limbo “iniziamo col rispettare le indicazione dell’Aifa, e quindi ad assicurare che l’avviamento e la conclusione del percorso avvenga sotto il controllo di presidio ospedaliero” andando a focalizzare, poi, su coordinamento medico-paziente “punto focale per sarà la modalità di adesione della persona. La Regione Piemonte garantirà sicuramente il ricovero ordinario alle donne che ne faranno richiesta, ma altrettanto offrirà servizi per coloro le quali decidano di ricorrere al day hospital. Una commissione regionale è al lavoro al fine di garantire la sicurezza più totale anche nel secondo caso”.
Se a Torino sono possibilisti, a Bologna invece hanno le idee chiare. “Si prosegue senza ricovero”, assicura il ginecologo Corrado Melega dell’ospedale Maggiore di Bologna “rispettando le indicazioni dell’Aifa, che non entra nel merito del ricovero e seguendo le linee della Società italiana di ostetricia e ginecologiate al protocollo indicato dall’Aifa”.
E quindi tra la contesa dell’Aifa con il Governo, al momento non rimane che attenersi all’intesa, tra il medico e la paziente.
Già, perché questa volta il casus nasce in Piemonte, dove il direttore generale dell’azienda Oirm Sant’Anna Regina Margherita di Torino, Walter Arossa, si allinea ufficialmente alla posizione approvata dall’Aifa in merito all’utilizzo della pillola “dello scandalo”: somministrazione in ambiente ospedaliero, ma nessun obbligo di ricovero. Si deve somministrare in ospedale, si devono assicurare condizioni di ricovero, ma si può tranquillamente optare per un rapido day hospital. “Mettiamo da parte ogni posizione ideologica su questo delicato tema” – spiega il direttore – “e non essendo arrivate linee guida del ministero che prevedano indicazioni diverse, non ci resta che adeguarci alle direttive dell’Aifa”.
Pronta, ovviamente, la risposta dal ministero della Salute, dove Fazio ha annunciato un prossimo intervento del Consiglio Superiore di Sanità “la prima cosa che chiederò” – spiega Fazio – “sarà una valutazione della situazione attuale con controllo sulla disomogeneità a livello regionale. Così potremo capire se e come stilare linee guida a livello nazionale, secondo scienza e coscienza”. Alla voce di Fazio, fa poi eco quella di Sacconi (ministro del Welfare) intento a rassicurare sulle ulteriori direttive con cui il governo regolarizzerà la procedura di somministrazione del farmaco “anche se l’Agenzia del farmaco è stata chiara ed ha indicato la necessità di un pieno e continuo controllo ospedaliero, il Governo ritiene che l’aborto farmaceutico debba svolgersi in condizioni d ricovero ospedaliero, al fine di preservare la salute della donna ed essere coerente con la legge 194”.
E Sacconi non è nuovo a dichiarazioni sull’argomento. Già a Dicembre si era scontrato con l’Agenzia italiana del farmaco per la poca chiarezza nella delibera sul farmaco.
Davanti ad un quadro normativo del genere rimane piuttosto coerente la posizione della Regione Piemonte, che nelle parole di Eleonora Artesio (assessore regionale alla sanità) si proietta in una sorta di limbo “iniziamo col rispettare le indicazione dell’Aifa, e quindi ad assicurare che l’avviamento e la conclusione del percorso avvenga sotto il controllo di presidio ospedaliero” andando a focalizzare, poi, su coordinamento medico-paziente “punto focale per sarà la modalità di adesione della persona. La Regione Piemonte garantirà sicuramente il ricovero ordinario alle donne che ne faranno richiesta, ma altrettanto offrirà servizi per coloro le quali decidano di ricorrere al day hospital. Una commissione regionale è al lavoro al fine di garantire la sicurezza più totale anche nel secondo caso”.
Se a Torino sono possibilisti, a Bologna invece hanno le idee chiare. “Si prosegue senza ricovero”, assicura il ginecologo Corrado Melega dell’ospedale Maggiore di Bologna “rispettando le indicazioni dell’Aifa, che non entra nel merito del ricovero e seguendo le linee della Società italiana di ostetricia e ginecologiate al protocollo indicato dall’Aifa”.
E quindi tra la contesa dell’Aifa con il Governo, al momento non rimane che attenersi all’intesa, tra il medico e la paziente.
Andrea Bosco



