Il 4 febbraio scorso, durante la presentazione della rivista “Libertàcivili” sui problemi dell’immigrazione, Roberto Maroni ha annunciato un decreto per istituire il permesso di soggiorno a punti.
In realtà quella di Maroni è solo una riproposizione. Nel ddl sicurezza (legge 15 luglio 2009, n. 94), che ha introdotto il reato di immigrazione clandestina, era già previsto (art. 1 comma 25) un accordo d’integrazione. In sostanza, il migrante che richiede regolare permesso di soggiorno, secondo il testo del ddl sicurezza, deve sottoscrivere un patto con lo Stato per il raggiungimento di “specifici obiettivi di integrazione”. Un accordo d’integrazione articolato per crediti. Lo stesso comma, stabilisce che il Ministero dell’Interno, in accordo con i ministeri dell’Istruzione e del Lavoro, devono presentare un regolamento attuativo entro 180 giorni. La legge è entrata in vigore il 24 luglio 2009. Il tempo è scaduto da quasi un mese.
Secondo le parole di Maroni e Sacconi il nuovo permesso a punti prevederà esami d’idoneità presso gli sportelli unici per l’immigrazione. I migranti dovranno sostenere prove sulla comprensione e l’uso della lingua italiana (secondo il livello A2 stabilito dal Consiglio d’Europa), sulla conoscenza della Costituzione e le regole basilari dello Stato e su non meglio specificate “conoscenze della vita civile italiana”, come il funzionamento delle scuole pubbliche, del lavoro, della sanità e del fisco. Dovranno inoltre dimostrare di non avere problemi con la giustizia (si perdono punti con condanne, anche in primo grado, da 3 mesi di reclusione e anche per illeciti amministrativi), di essere iscritti al Sistema sanitario nazionale e di provvedere all’istruzione dei propri figli.
L’uscita del ministro ha suscitato polemiche non solo dall’opposizione. Anche il ministro Giovanardi e il finiano Granata (proponente insieme al Pd Sarubbi di una legge sulla cittadinanza agli immigrati) hanno espresso le proprie perplessità.
Quello che stona in maniera immediata è l’incoerenza e l’ipocrisia di un percorso a ostacoli per i cittadini migranti. Decine di condannati, anche in via definitiva, siedono tra le file del parlamento. Gli stessi che hanno approvato norme restrittive per la permanenza in Italia dei migranti. Sulla conoscenza della Costituzione e della lingua italiana un programma come Le Iene ha dato ampie dimostrazioni. Ma, fatto ben più grave, si richiede il rispetto della legalità quando le istituzioni poco si prestano a concedere diritti agli stessi migranti. Un esempio evidente sono le condizioni disumane, documentate da Medici Senza Frontiere e dai Radicali, in cui versano gli immigrati clandestini nei Cie (Centri d’identificazione ed espulsione) e nei Cara (Centro di accoglienza richiedenti asilo). Per non parlare poi degli incredibili ritardi nel rilascio del rinnovo del permesso di soggiorno. Per questo motivo, trecento stranieri stanno conducendo dal 13 dicembre 2009 uno sciopero della fame e della sete. In sostanza alle persone cui scade il regolare permesso di soggiorno dovrebbero poterne ottenere il rinnovo entro 20 giorni. Ma la burocrazia allunga i tempi fino a 15 mesi. Una mancanza inaccettabile.
Il ritardo con cui questo decreto sarà presentato fa pensare a una boutade pre-elettorale. Che mira a spostare l’attenzione dei cittadini. Queste dichiarazioni fanno il paio con quelle del premier a Reggio Calabria: “la diminuzione degli extracomunitari significa anche meno forze che vanno a ingrossare le schiere delle organizzazioni criminali”.
Secondo il Dossier Migrantes 2009 (Caritas) gli immigrati producono il 9,5% del Pil del Paese e l’apporto contributivo è stimato intorno ai 5-6 miliardi annui. Secondo la Banca d’Italia agli immigrati va il 2,5% di tutte le spese di istruzione, pensione, sanità e prestazioni di sostegno al reddito. I contributi previdenziali versati dagli stranieri nel 2008 ammontano a 6,5 miliardi di euro.
Di fronte a questi dati bisognerebbe affrontare i problemi dell’integrazione, che pure esistono, in maniera seria e rigorosa. Per far questo è necessario mettere da parte la propaganda e gli annunci elettorali.
In realtà quella di Maroni è solo una riproposizione. Nel ddl sicurezza (legge 15 luglio 2009, n. 94), che ha introdotto il reato di immigrazione clandestina, era già previsto (art. 1 comma 25) un accordo d’integrazione. In sostanza, il migrante che richiede regolare permesso di soggiorno, secondo il testo del ddl sicurezza, deve sottoscrivere un patto con lo Stato per il raggiungimento di “specifici obiettivi di integrazione”. Un accordo d’integrazione articolato per crediti. Lo stesso comma, stabilisce che il Ministero dell’Interno, in accordo con i ministeri dell’Istruzione e del Lavoro, devono presentare un regolamento attuativo entro 180 giorni. La legge è entrata in vigore il 24 luglio 2009. Il tempo è scaduto da quasi un mese.
Secondo le parole di Maroni e Sacconi il nuovo permesso a punti prevederà esami d’idoneità presso gli sportelli unici per l’immigrazione. I migranti dovranno sostenere prove sulla comprensione e l’uso della lingua italiana (secondo il livello A2 stabilito dal Consiglio d’Europa), sulla conoscenza della Costituzione e le regole basilari dello Stato e su non meglio specificate “conoscenze della vita civile italiana”, come il funzionamento delle scuole pubbliche, del lavoro, della sanità e del fisco. Dovranno inoltre dimostrare di non avere problemi con la giustizia (si perdono punti con condanne, anche in primo grado, da 3 mesi di reclusione e anche per illeciti amministrativi), di essere iscritti al Sistema sanitario nazionale e di provvedere all’istruzione dei propri figli.
L’uscita del ministro ha suscitato polemiche non solo dall’opposizione. Anche il ministro Giovanardi e il finiano Granata (proponente insieme al Pd Sarubbi di una legge sulla cittadinanza agli immigrati) hanno espresso le proprie perplessità.
Quello che stona in maniera immediata è l’incoerenza e l’ipocrisia di un percorso a ostacoli per i cittadini migranti. Decine di condannati, anche in via definitiva, siedono tra le file del parlamento. Gli stessi che hanno approvato norme restrittive per la permanenza in Italia dei migranti. Sulla conoscenza della Costituzione e della lingua italiana un programma come Le Iene ha dato ampie dimostrazioni. Ma, fatto ben più grave, si richiede il rispetto della legalità quando le istituzioni poco si prestano a concedere diritti agli stessi migranti. Un esempio evidente sono le condizioni disumane, documentate da Medici Senza Frontiere e dai Radicali, in cui versano gli immigrati clandestini nei Cie (Centri d’identificazione ed espulsione) e nei Cara (Centro di accoglienza richiedenti asilo). Per non parlare poi degli incredibili ritardi nel rilascio del rinnovo del permesso di soggiorno. Per questo motivo, trecento stranieri stanno conducendo dal 13 dicembre 2009 uno sciopero della fame e della sete. In sostanza alle persone cui scade il regolare permesso di soggiorno dovrebbero poterne ottenere il rinnovo entro 20 giorni. Ma la burocrazia allunga i tempi fino a 15 mesi. Una mancanza inaccettabile.
Il ritardo con cui questo decreto sarà presentato fa pensare a una boutade pre-elettorale. Che mira a spostare l’attenzione dei cittadini. Queste dichiarazioni fanno il paio con quelle del premier a Reggio Calabria: “la diminuzione degli extracomunitari significa anche meno forze che vanno a ingrossare le schiere delle organizzazioni criminali”.
Secondo il Dossier Migrantes 2009 (Caritas) gli immigrati producono il 9,5% del Pil del Paese e l’apporto contributivo è stimato intorno ai 5-6 miliardi annui. Secondo la Banca d’Italia agli immigrati va il 2,5% di tutte le spese di istruzione, pensione, sanità e prestazioni di sostegno al reddito. I contributi previdenziali versati dagli stranieri nel 2008 ammontano a 6,5 miliardi di euro.
Di fronte a questi dati bisognerebbe affrontare i problemi dell’integrazione, che pure esistono, in maniera seria e rigorosa. Per far questo è necessario mettere da parte la propaganda e gli annunci elettorali.
Gennaro Sannino
| < Prec. | Succ. > |
|---|




