Si dice, spesso, che l’ Italia è un paese giovane e profondamente eterogeneo. La divisione che, classicamente, si tira in ballo è quella tra “nord produttivo” e “sud impastoiato nella burocrazia e non autosufficente”. A prescindere dall’immaginaria linea che dividerebbe il nostro paese in due e accantonando per un momento luoghi comuni e preconcetti, bisogna riconoscere che il minimo comun denominatore che raccoglie tutte le nostre regioni è, senza dubbio, quello del controllo dello Stato sul commercio. Si tratta di un meccanismo posto in essere fin dagli albori dell’unità, che si è evoluto nel tempo alla stessa velocità delle realtà produttive e di mercato. Non vi sfuggono neppure le cosiddette “regioni a statuto speciale”. L’organo principale dei Monopoli è l’AAMS, ente che ha il compito di gestire sotto ogni suo aspetto il settore del gioco pubblico in Italia. Dal 14 febbraio i Monopoli di Stato diventano il soggetto di un carro di Carnevale. Succede a Muggia (TS), dove, in occasione delle celebrazioni del Carnevale Muggesano (manifestazione tra le più antiche in Italia, le cui origini risalgono al XV secolo), la compagnia "Mandrioi" ha preparato un carro a tema. Prendendo spunto dal controllo su lotterie, Gratta e Vinci, Superenalotto e scommesse in generale, come pure dal non remoto passato legato a sali e tabacchi, si è voluto celebrare la "Gallina dalle uova d'oro" dello Stato, i Monopoli di Stato appunto. Per colorire la realizzazione si è fatto ricorso ad uno dei protagonisti più amati del fumetto italiano, il noto Lupo Alberto, che sfilerà in divisa da finanziere, supervisionando la produzione di uova da parte della sua storica “fidanzata”, la gallina Marta, che nelle intenzioni degli organizzatori rappresenta proprio lo Stato Italiano. Ad accompagnare la sfilata del carro ci sarà, inoltre, una banda vestita da carte da gioco. Non è un caso che il poker texano sia, in ordine di tempo, l’ultima realtà ludica sulla quale i Monopoli abbiano iniziato ad esercitare un controllo capillare, giudicato “vessatorio” dalla quasi unanimità degli osservatori internazionali.
Riccardo Zucchelli
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