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Investimenti e distribuzione del denaro nello sport

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Spesso si rimane impressionati a leggere le cifre degli stipendi che percepiscono i calciatori, anche se, soffermandosi su com’è fatto l’impianto economico dello sport, si riesce a dare una spiegazione.
Innanzitutto, c’è da premettere che i soldi girano ovunque c’è popolarità. L’investitore spende su un qualcosa che crei profitto immediato e duraturo e, per trovarlo, l’investitore lo cercherà negli ambiti più seguiti dalla gente. Il calcio è lo sport più popolare d’Europa e che, quindi, attrae più capitali rispetto agli altri. Negli Stati Uniti, il football americano, la pallacanestro e l’hochey sono gli sport che hanno avuto più successo, quindi attraggono più investimenti e, di conseguenza, fatturano molto di più rispetto a tutti gli altri sport del Paese.
Purtroppo, la dove gira troppo denaro, si crea una cappa di vizio e corruzione. In Europa, a volte si è investito bene e con oculatezza, a volte con avidità e spregiudicatezza. Di conseguenza si è raggiunta efficienza e, nel caso contrario, spreco di denaro. Mettiamo a confronto il calcio inglese e quello italiano: secondo i dati forniti dalla rivista americana Forbes, la Premier League, nella stagione 2007/2008 ha fatturato 2,68 miliardi di euro, risultando il terzo campionato più ricco -dopo la lega del football americano e della Major League, cioè la lega del baseball, ma più ricca della Nba. La nostra serie A, nella stessa stagione, ha fatturato 1,5 miliardi di euro. Quindi vediamo che la somma dei ricavi della seria A italiana è molto minore rispetto a quella inglese, ma è maggiore nei confronti della Bundesliga (1,420 miliardi), della Liga spagnola (1,350 miliardi, grazie soprattutto a Real Madrid e Barcellona), e della Ligue 1, cioè la prima divisione francese (1,040 miliardi).
Sono tante le variabili che hanno portato la Premier League ad essere uno dei campionati più ricchi del pianeta: nuovo contratto televisivo che ha distribuito 938 milioni di euro ai club, buon andamento delle squadre inglesi nelle Coppe Europee con conseguenti introiti dell’Uefa e degli incassi, sponsor, e, particolare non indifferente, il commercio che avviene negli stadi inglesi. Infatti, quest’ultimi sono proprietà dei club, e molti di loro hanno aperto, all’interno degli impianti, attività commerciali che ricavano altri milioni d’euro l’anno (oltre a creare posti di lavoro).
Le fonti di ricavo della serie A sono le stesse di tutti gli altri campionati tranne che per gli stadi. Tutti i nostri impianti sono di proprietà delle amministrazioni comunali che danno in gestione o in fitto lo stadio alle società che ne fa uso. In Inghilterra si è scelto di investire anche sulla sicurezza e sulla comodità degli spettatori, in Italia, per ora, s’investe solo sui giocatori e sugli assetti tecnici in generale. Ovviamente, in tutti gli sport, c’è una fortissima disparità di distribuzione. In Italia, ad esempio, il Parma e il Catania fatturano molto meno rispetto al Milan e al Napoli su cui gli sponsor e le pay Tv investono maggiormente.
Per non parlare poi degli altri sport in Italia poco seguiti dagli investitori. Non perché siamo meno interessanti del calcio, ma perché hanno avuto una diffusione assai minore e che attrae pochi investimenti. Il Basket e la pallavolo sono costretti ad essere legati agli sponsor per sopravvivere. Molti giocatori di rugby sono normalissimi e anonimi lavoratori. Più ricchi, perché hanno un seguito maggiore, sono il canottaggio, la vela, il ciclismo, la Formula 1 e il Motociclismo grazie anche a Valentino Rossi che, negli ultimi anni, ha avvicinato molti giovani a questo sport.

Luca Rendola