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Il cucciolo nero a chiazze bianche

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Per tutti coloro che hanno voglia di crescere ed imparare.
Per tutti coloro che, cuccioli neri a chiazze bianche, hanno ancora la forza di non arrendersi. Per tutti i cagnoloni neri che, purtroppo, noi giovani incontreremo. Per tutti quelli che non si vergognano di non ascoltarci. Per tutti quelli che non riescono a sentirci. Per tutti quelli che vogliono soltanto portarci via gli ossetti.  


In un piccolo ed angusto canile vivevano molti cuccioli, tutti diversi tra loro ma identicamente bisognosi d'aiuto. I piccoli abbaiavano spesso e dal loro guaito sofferente non era difficile intuire il loro desiderio incontenibile di uscire da quella prigione. Nel loro instancabile abbaiare risuonava tutta la speranza della giovane vita che ha voglia di esprimersi ed affermarsi. Quei sonori lamenti chiedevano di rompere le sbarre, di aprire un varco, di uscire, alla scoperta della vita autentica.
Un giorno, passava nei pressi del canile un pasciuto cagnolone nero che, libero, maturo ed in salute, non poté non udire quelle grida disperate e, incuriosito, si avvicinò.
- "Ciao piccolo...Perché piangi così forte?"- chiese ad un cucciolo nero a chiazze bianche.
- "Salve. Piango perché vorrei che qualcuno mi insegnasse a vivere, a stare libero nel mondo, a crescere. Invece sono costretto qui, impotente ed inesperto".
- "Io posso insegnarti tutto quello che vuoi, sai?"- ammise fiero il cagnolone nero.
- "Davvero?!" - domandò incredulo il cucciolo.
- "Certo...posso anche farti uscire da qua!"- continuò.
- "Ehi, amici, correte, correte! Forse abbiamo trovato chi può aiutarci. Presto, venite!"- chiamò a raccolta gli altri piccoli.
Tutti si radunarono al cospetto del grande cagnolone nero che, assumendo un'aria solenne ed imponente, iniziò il suo discorso: "Voi volete la libertà, giusto? Ebbene, io posso darvela. Ma è mio preciso compito non lasciare che voi la conquistiate senza nessun sacrificio. Essere liberi è un tesoro e, per ottenerlo, dovrete darvi da fare!"- parlò tutto d'un fiato.
I cuccioli erano davvero entusiasti ed avrebbero fatto di tutto per uscire da quella insopportabile situazione. D'altronde non è che avessero molta altra scelta.
- "Dicci che cosa dobbiamo fare, e noi lo faremo!"- dissero all'unisono.
- "Ripasserò domani alla stessa ora. Raccogliete tutti gli ossetti che vi serviranno per cena. Non appena me li avrete consegnati, io vi libererò, ve lo prometto!".
I piccoli non riuscivano a credere alle loro orecchie. Era sufficiente rinunciare ad un pasto per ottenere la libertà? Era davvero magnifico.
Giunta la sera, al momento della cena, ognuno mise accuratamente da parte il proprio ossetto, assaporando già il futuro sapore della libertà. Gli occhietti dei cuccioli brillavano di una luce nuova e nitida, le loro zampette deboli saltellavano, le loro codine si muovevano di continuo, disorientate di fronte a tanta felicità inaspettata. La notte passò tra i sogni più gioiosi.
Arrivò finalmente il giorno seguente e le ore iniziarono a scorrere, nella trepidazione e nell'entusiasmo generale.
All'ora stabilita, il cagnolone nero fece la sua comparsa. Il piccolo cucciolo nero a chiazze bianche gli si avvicinò.
- "Evviva, sei qui. Abbiamo fatto ciò che ci hai chiesto...Siamo pronti!".
- "Consegnatemi gli ossetti"- disse il cane.
- "Ecco a te, tieni!". Il cucciolo nero a chiazze bianche fece passare attraverso i buchi della rete i tanti ossetti tenuti da parte.
- "Bene, ora scaverò una buca qui, proprio in questo punto e voi potrete uscire!"- sentenziò il cagnolone nero. I piccoli non stavano più nella pelle. Finalmente erano vicini a realizzare il loro sogno. Abbaiavano dalla gioia, scondinzolavano allegri, quando furono interrotti da una inaspettata domanda del cagnolone nero.
- "Scusate se mi faccio gli affari vostri, ma avete pensato a come sopravviverete? Qua fuori è un mondo duro, sapete".
- "Ce la caveremo, sempre meglio di qui..."- il cucciolo nero a chiazze bianche provò ad essere fiducioso.
- "Ah, se lo dici tu...E' che sono molto preoccupato per voi. Sapeste quanti piccoli muoiono investiti da un auto, schiacciati da un tir, catturati da un padrone cattivo e messi alla catena..."- li provocò il cagnolone nero.
- "No, di nuovo prigionieri?? No. Oh mio Dio, come possiamo fare?". Il diasappunto e il terrore stavano riempendo nuovamente il canile. I piccoli sembravano davvero disorientati.
- "Tu puoi aiutarci, dato che sei così gentile?".
- "Bhè, ecco un'idea ce l'avrei...Potrei  farvi un corso di sopravvivenza, ma sempre se lo volete, eh. Altrimenti vi posso fare uscire e lasciarvi in balìa dei pericoli della strada..."- disse il cagnolone nero.
- "Sì, sì, un corso. Che bella idea...Grazie, sei davvero gentile! Quando iniziamo? Quando, quando?". Le code dei piccoli erano tornate a scodinzolare.
- "Bhè, potremmo iniziare domani, se per voi va bene. Ma sapete, io ho bisogno di preparare queste lezioni, per cui non so se riuscirò a procurarmi il cibo. Potreste conservarmi i vostri ossetti? Così sarò in piene forze e potrò spiegarvi meglio". Gli stomaci vuoti dei piccoli provarono a protestare, ma la posta in gioco era troppo alta. Avrebbero rinunciato anche al secondo pasto, pur di imparare a sopravvivere liberi nel mondo. "Ok, a domani, allora, sempre alla stessa ora!"- disse soddisfatto il cucciolo nero a chiazze bianche. Il cagnolone se ne andò, portando via con sé il mucchio d'ossetti.
Passò un'altra giornata e al canile l'emozione saliva. Avrebbero iniziato un corso per sopravvivere e poi via...sarebbero finalmente stati in grado di cavarsela da soli!
Il cagnolone nero arrivò con cinque minuti di anticipo, sempre più in carne ed in salute.
- "Salve, miei piccoli amici!". I cuccioli erano felici di vederlo. Lui era il loro salvatore e presto li avrebbe liberati. Le loro codine però, si muovevano meno energeticamente del giorno precedente. La fame iniziava a farsi sentire, le forze stavano pian piano abbandonando quei corpicini deboli.
- "Allora possiamo iniziare la lezione. Ora vi libero e cominciamo!". Alla parola "libero" i piccoli recuperarono le poche energie rimaste e riuscirono a saltellare per avvicinarsi al loro maestro.
- "Anche se..."- proseguì il cagnolone – "in effetti ho preso molto a cuore la vostra situazione ed ora sono preoccupato per una cosa"- disse con voce ferma.
- "Oh, no, ancora!"- disse il cucciolo nero a chiazze bianche, con un filo di voce.
- "Lo dico per il vostro bene, sapete. Io posso anche liberarvi ora, ma non credo che, nonostante il mio corso di sopravvivenza, possiate farcela. Ho saputo una cosa terribile."- il tono della sua voce era grave e molto serio. I cuccioli iniziarono a tremare di paura.
- "Ci sono tantissimi accalappia-cani in giro per la città. Proprio ieri ne ho incrociati almeno sette o otto..."- proseguì.
- "Rischiare di tornare qua dentro? No, mai! Che possiamo fare, amico? Che cosa ci consigli?"- il cucciolo nero a chiazze bianche era di nuovo pronto a combattere.
- "Farebbe proprio al caso vostro il mio corso per sfuggire alla cattura...ma capisco che per voi sia dura aspettare ancora...".
- "No, va bene. Meglio aspettare ancora un giorno, ma essere sicuri di riuscire a vivere nel mondo, liberi, indipendenti, senza catene".


Il cagnolone nerò rubò a quei poveri cuccioli ancora due o tre cene, poi scomparve per sempre. Alcuni piccoli morirono di fame. Alcuni, troppo indeboliti, non riuscirono a combattere il freddo e si ammalarono, fino a spegnersi. Altri ancora si rinchiusero in una triste e silenziosa solitudine.
Solo e dignitoso, il cucciolo nero a chiazze bianche continuò ad abbaiare. Deluso dal cagnolone nero, non aveva però perso la speranza. Ancora piccolo, aveva, nonostante tutto, la forza e la voglia di imparare. Ancora inspiegabilmente fiducioso, sperava con tutto se stesso che esistesse ancora qualcuno in grado di rispondergli.  

Lacerra Martina