Lo guardi negli occhi e vedi la felicità.
Osservi il suo modo di parlare, il suo sorriso, la sua spensieratezza ed immagini che la persona che hai davanti sia l’uomo più fortunato al mondo, uno che non ha mai conosciuto parole come “problemi”, “difficoltà” o “ostacoli”. Poi lo sguardo scende più giù e ti accorgi di un “piccolo” particolare…
Oscar Pistorius, ventiduenne atleta sudafricano, non ha le gambe, ed è tra quelli che le persone che parlano bene chiamano i “diversamente abili”. Sembra strano ma è così. Le ha dovute amputare quando aveva appena undici mesi per una malformazione (non aveva i talloni) e da allora si aiuta con delle protesi per poter andare avanti. Nonostante ciò, Oscar con la volontà e con una forza immensa è riuscito non solo a superare il suo handicap ed avere una vita quasi normale, ma addirittura a diventare un grande dell’atletica leggera. Per correre si è servito di due protesi al titanio, in principio se n’era costruite un paio con delle vecchie eliche di elicottero.
Oscar è la chiara dimostrazione del “volere e potere”, di come è riuscito a sconfiggere persino la natura che gli aveva segnato già un destino sulla sedia a rotelle. Oscar sostiene ormai di sentirsi un “normale”, addirittura quando parcheggia l’auto non vuole usare i posti dei disabili, perché lui non si sente tale. Eppure la scheggia sudafricana nonostante sia riuscito a sconfiggere la natura, almeno per ora, non è riuscito a battere una forza molto più grande e molto più catastrofica della natura, la stupidità umana.
Pistorius aveva fatto richiesta di partecipazione alle prossime Olimpiadi per normodotati di Pechino, e per tutta risposta ha ricevuto una porta in faccia. Il perché? Perché secondo degli studiosi americani, le sue protesi gli darebbero un vantaggio del 30%. Ma ora mi viene da chiedermi, ma stiamo scherzando? Forse il mondo s’è rovesciato? No perché fino a prova contraria l’handicappato è Oscar e non quelli che le gambe ce le hanno. Com’è possibile che uno che non ha le gambe e si serve di due protesi, sia più avvantaggiato di uno con le gambe?
Non è che forse, la paura reale, è quella che il sudafricano nonostante il suo handicap possa far fare una bruttissima figura agli altri atleti normodotati, magari conquistando una delle prime posizioni?
Viviamo in un mondo guidato dalla follia e dall’ipocrisia. Ci dicono di rispettare il prossimo, ma poi fanno le guerre, ci promettono giustizia e poi fanno l’indulto, ci ripetono di trattare bene gli animali e poi li scuoiano vivi per farci pellicce, ci chiedono di considerare normali i diversamente abili e poi alla prima occasione li bistrattano e li emarginano. Non ho parole…
Ma fortunatamente Oscar le ha, ed ha già annunciato un ricorso all’Iaff (Federazione internazionale di atletica leggera). Ha addirittura dichiarato che se le sue protesi gli dessero davvero vantaggio, sarebbe pronto a modificarle pur di partecipare alla competizione. Ma il problema, come già detto prima, probabilmente non sono le protesi, ma semplicemente la paura di ricevere “l’onta” che un diversamente abile possa battere uno che le gambe ce le ha entrambe. Se Oscar vincesse, sarebbe uno smacco troppo enorme per i cosiddetti normodotati.
Ammetto che al posto suo, non so se me la sentirei di battermi contro la stupidità dei “normali”, ma lui invece sorridendo ha risposto che seppure non riuscisse a partecipare alle Olimpiadi di Pechino, parteciperà alle prossime che si terranno a Londra, e sfrutterà questo tempo che lo separa dalle prossime competizioni, per potersi allenare ancora meglio, per migliorarsi e diventare sempre più forte.
Una volta vidi un film in cui un personaggio perse la mano, ed un prete gli disse “E’ un dono del Signore”. All’epoca ammetto che non capii, e anzi ritenni assurda quell’affermazione, ma oggi guardando Oscar forse ho capito cosa intendesse quel prete.
A volte succedono delle cose nella vita, non per forza brutte, anche belle, che ci aprono la mente, che ci fanno davvero innamorare di lei e capire davvero la differenza tra il vivere ed l’esistere. Oscar sa cosa significa vivere, e ce lo sta insegnando con le sue gesta. Ma lui è una persona speciale, probabilmente avrebbe amato la vita allo stesso modo anche con entrambe le gambe, avrebbe potuto partecipare senza problemi alle Olimpiadi, ma… la realtà è questa, e lui non se ne fa un problema. Proseguirà la sua battaglia contro il suo handicap ma soprattutto contro l’ottusità, e noi saremo con lui perché abbiamo tanto da imparare, magari correndo tutti insieme verso il sentiero della vita.
FORZA OSCAR!
Marco Branca
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